Le telecamere di Genova e Project Hafnia: documenti alla mano

Aggiornato il 18 ottobre 2026

Trecentocinquantasette telecamere comunali di Genova. Il Comune ha messo registrazioni di quelle telecamere a disposizione di Milestone Systems, azienda privata danese, per addestrare un modello di intelligenza artificiale con scopo commerciale. Sono state usate quelle di ottanta telecamere: circa seimila ore di video. I numeri li dà l’azienda stessa, in una nota al Comune del 17 giugno 2026.

Scopo commerciale, perché nel contratto si legge anche che la raccolta di video preparata per l’addestramento e il modello addestrato saranno disponibili con una licenza ad accesso a pagamento.

Pagina 3 del contratto fra Comune e Milestone, con evidenziato paid-access license model.
Contratto fra Comune e Milestone, p. 3, nella versione trasmessa il 13 luglio 2026 (documento 2).

Seimila ore. Per guardarle tutte, giorno e notte, servirebbero circa 250 giorni: più di otto mesi. Così si addestra un’intelligenza artificiale: le si fanno studiare moltissimi esempi, finché impara da sola a riconoscere che cosa c’è in un’immagine.

Non l’ho trovato in un atto pubblico. L’ho letto in inglese, in un comunicato stampa dell’azienda dell’11 giugno 2025: un progetto europeo «starting with Genoa». A partire da Genova. A partire da noi.

Titolo del comunicato di Milestone dell'11 giugno 2025, con evidenziate le parole Starting With Genoa.
Milestone Systems, comunicato stampa su Business Wire, 11 giugno 2025.

Il progetto si chiama Project Hafnia e nasce sotto la precedente amministrazione: lo ha detto l’amministrazione attuale in Consiglio comunale. Ho chiesto le carte con l’accesso civico, aperto a chiunque. Sono arrivate il 13 luglio 2026, con ampie parti coperte di nero.

Il progetto viene dal passato. Il nero è di adesso.

Questa pagina raccoglie in un posto solo che cosa ho chiesto, che cosa mi hanno risposto e che cosa non mi fanno ancora leggere. La aggiorno a ogni novità.

Chi c’è in quelle seimila ore

Seimila ore sono solo quelle scelte per essere anonimizzate, cioè trattate per rendere le persone non riconoscibili. Quante ne siano uscite in tutto dalle 357 telecamere, la nota non lo dice. In media, scrive Milestone, 75 ore per telecamera: più di tre giorni ciascuna.

Chi c’è, in quelle ore? Non lo dico io. Lo dice l’accordo sul trattamento dei dati, cioè le regole su come Milestone tratta i dati per conto del Comune. Nell’Appendice A elenca le categorie di persone che il trattamento comprende.

Chi cammina, per strada, agli incroci, sui marciapiedi. Chi va in bicicletta, in moto o a cavallo, sui pattini, sullo skateboard, in monopattino. Chi guida un’auto, un camion, un autobus, e chi ci viaggia come passeggero. Chi aspetta alla fermata, chi sale e chi scende dai mezzi pubblici, e chi si trova nell’area ripresa o lì vicino. Agenti di polizia, soccorritori, vigili del fuoco e altri che si vedono mentre sono in servizio. E anziani, bambini, persone con disabilità, che secondo l’accordo possono essere «more easily identifiable», cioè «più facilmente identificabili», per caratteristiche che li distinguono o per gli ausili che usano, come quelli per muoversi.

Pagina 10 dell'accordo sui dati: fra gli utenti della strada vulnerabili, i bambini, che possono essere più facilmente identificabili.
Accordo sul trattamento dei dati, Appendice A.4, p. 10 (documento 3).

Di tutte queste persone, sempre secondo l’accordo, il trattamento comprende i tratti del viso. La corporatura e i movimenti. Quello che fanno: aspettare al semaforo, camminare, andare in bicicletta. Gli abiti e gli accessori riconoscibili: una divisa particolare, un logo, una marca, un indumento catarifrangente. E poi le targhe, la marca, il modello e il colore dei veicoli. Il luogo, la data e l’ora della ripresa, esatti o approssimativi.

Non sono categorie astratte. È la vita normale di una strada.

Esserci, però, non vuol dire essere stati riconosciuti. Milestone dichiara che a Genova il progetto non ha lo scopo di identificare le persone, né di seguirle, né di profilarle.

C’eri anche tu, in quei video? Non so dirtelo. E non so dirlo nemmeno di me. Servirebbero l’elenco delle telecamere e le date delle estrazioni: due cose che non posso leggere, e più sotto trovi perché. Ho chiesto anche gli atti sul periodo delle registrazioni. Il Comune ha risposto che «le immagini estratte risalivano a non più di 7 giorni prima rispetto alle date di estrazione», perché il sistema le conserva al massimo sette giorni. Sette giorni prima di quando? Le date delle estrazioni non le conosco.

Che fine fa un volto

Prima di essere usate, secondo la nota di Milestone, le registrazioni passano per l’anonimizzazione. Ma non subito. Vengono estratte nelle sedi del Comune, trasferite in un ambiente controllato da Milestone, e solo lì anonimizzate, con la tecnologia di una società del suo gruppo. Anonime dopo, non prima.

Il processo, scrive l’azienda, è pensato «to reduce identifiability», cioè per ridurre la possibilità di riconoscere le persone. Come? Sostituendo gli elementi che identificano, come i tratti del viso e le targhe, con «synthetic alternatives», alternative sintetiche. Tradotto: lineamenti e targhe finti, generati artificialmente, al posto di quelli veri.

Rileggiamo piano. Ridurre: è questa la parola della nota di Milestone. Nell’accordo sul trattamento dei dati c’è una frase più netta: «Le Parti concordano che le tecniche di anonimizzazione del responsabile del trattamento previste da questo accordo rendono i dati non personali». Nell’accordo, il responsabile del trattamento è Milestone. Responsabile, qui, vuol dire chi tratta i dati per conto del Comune.

Le parti concordano. Ma l’anonimato non si concorda fra chi consegna i dati e chi li riceve: si dimostra, con prove tecniche. Negli atti che ho ricevuto, nelle parti che posso leggere, quelle prove non ci sono.

Che cosa dicono le carte

A che cosa servono le telecamere comunali? Lo ha scritto il Comune stesso, nell’informativa ai cittadini aggiornata al 17 giugno 2024: il documento che spiega a chi viene ripreso che cosa succede ai suoi dati. Le finalità sono cinque: proteggere il patrimonio del Comune, controllare le aree pubbliche durante i grandi eventi, la sicurezza urbana, il monitoraggio dei flussi di veicoli, la protezione civile.

Addestrare l’intelligenza artificiale di un’azienda privata, in quell’elenco, non c’è.

La stessa informativa dice che i dati non sono comunicati a terzi, salvo i casi previsti dalla legge, e che il trattamento può essere affidato a soggetti esterni, nominati responsabili. E che dopo sette giorni i dati sono cancellati, salvo eccezioni.

E una valutazione d’impatto specifica per Hafnia? Il 19 agosto il Comune mi ha scritto: «Non è stata redatta una DPIA specifica per il progetto Hafnia, in quanto si è ritenuto sufficiente fare riferimento a quella generale sulla videosorveglianza già esistente e trasmessa». La DPIA, la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati, è lo studio dei rischi per le persone che la legge chiede prima di un trattamento che può comportare rischi elevati.

Risposta del Comune del 19 agosto 2026, punto 12: non è stata redatta una DPIA specifica per il progetto Hafnia.
Comune di Genova, risposta del 19 agosto 2026, prot. 423217, p. 3, punto 12 (documento 6).

E l’atto con cui il Comune ha deciso di aderire al progetto? Nessun atto pubblico reperibile. Ho chiesto gli atti che autorizzano il contratto con Milestone del 13 maggio 2025. Il 19 agosto il Comune mi ha risposto che «sono stati trasmessi gli atti disponibili, non risultano atti ulteriori». Per la base giuridica del nuovo uso delle immagini, stessa risposta, parola per parola.

A che punto siamo

Il ricorso al TAR

Il 30 settembre ho notificato un ricorso al Tribunale amministrativo regionale della Liguria, il TAR, cioè il giudice che decide le liti fra cittadini e pubblica amministrazione. Notificare vuol dire far consegnare il ricorso, attraverso l’ufficiale giudiziario, a chi è chiamato in causa. Il TAR lo esamina solo dopo il deposito in segreteria, cioè quando il ricorso viene consegnato all’ufficio del giudice. Il ricorso è rivolto contro il Comune di Genova; Milestone è controinteressata, cioè la parte che ha interesse a che quelle parti restino coperte.

Non chiedo di togliere tutto il nero. Chiedo di vedere cinque cose: la clausola 3 del contratto, «License to Data», cioè la licenza sui dati; la clausola 4, «Costs», i costi; il nome e la sede delle aziende che trattano i dati per conto del Comune; un’appendice dell’accordo sul trattamento, l’Appendice D; e la sola data in cui il Comune ha firmato. Di ognuna chiedo solo quello che la legge non permette davvero di coprire.

Il motivo principale sta in una nota del Comune del 18 agosto: gli oscuramenti sono riferiti a «interventi operati da Milestone», rinviando in blocco a due eccezioni della legge, cioè due motivi per cui si può negare l’accesso: la protezione dei dati personali e gli interessi economici e commerciali. Non dice quale valga per quale parte. Opporsi è un diritto dell’azienda. Decidere, e motivare parte per parte, tocca al Comune.

Il Difensore civico

Il 6 agosto scadevano i venti giorni per la risposta al riesame, cioè alla mia richiesta di rivedere la risposta del 13 luglio. Ho aspettato. Non è arrivato niente. Il giorno dopo il Comune ha dichiarato il riesame «sospeso».

Allora mi sono rivolta al Difensore civico della Regione Liguria, che esamina gratis i ricorsi di chi si è visto negare l’accesso agli atti. Il 30 agosto ho presentato il ricorso, il 12 settembre l’ho integrato. Il 28 settembre lo ha respinto. Nella decisione non c’è un esame delle singole parti coperte che avevo indicato. E nel procedimento c’è una nota degli uffici del Garante della privacy, l’autorità che vigila sul rispetto delle regole sulla privacy: non c’erano i presupposti per un parere dell’Autorità, perché dai riscontri del Comune la documentazione non consegnata risultava negata «per motivi diversi dalla protezione dei dati personali».

Il reclamo al Garante

Il 2 ottobre ho presentato un reclamo al Garante per la protezione dei dati personali. Un reclamo non è una denuncia: chiede all’autorità di verificare se un trattamento di dati rispetta la legge, e di intervenire se non la rispetta. Gli chiedo di acquisire contratto e accordo senza oscuramenti, di accertare come, dove e quando le immagini siano state anonimizzate, e su quale base giuridica il Comune le abbia messe a disposizione. E, in via d’urgenza, di far conservare integro il materiale ricavato dalle registrazioni genovesi, e di non far uscire nuove registrazioni dalla rete comunale, finché i fatti non saranno accertati. Entro tre mesi dalla presentazione il Garante deve informarmi sullo stato del reclamo: i tre mesi scadono all’inizio di gennaio 2027.

La gara del centro storico

Ho chiesto anche gli atti della gara per le telecamere del centro storico, perché nella relazione tecnica, che descrive che cosa deve fare il sistema, fra le funzioni richieste compaiono filtri di ricerca per età, genere e riconoscimento facciale. Il 22 settembre il Comune mi ha risposto che quella gara non prevedeva l’attivazione in produzione, cioè nell’uso reale, di funzioni di intelligenza artificiale, e che quindi chi usa il sistema non le ha a disposizione. Le funzioni erano fra i requisiti; attivarle è un’altra decisione. E quella decisione deve essere pubblica.

Le date in fila

DataChe cosa
13 maggio 2025La data dell’accordo fra Comune e Milestone indicata in Consiglio comunale; nel contratto è la data accanto al nome di Milestone
6 giugno 2025La data in cui l’accordo è stato sottoscritto, secondo il Fatto Quotidiano, che cita fonti interne al Comune, e secondo Primocanale
11 giugno 2025Milestone annuncia il progetto: «starting with Genoa»
3 giugno 2026Chiedo al Comune le carte, con un’istanza di accesso civico
17 giugno 2026Nota di Milestone al Comune: 357 telecamere, 80 usate
13 luglio 2026Il Comune trasmette contratto e accordo con parti coperte; nega i Patti per la sicurezza urbana
14 luglio 2026Se ne discute in Consiglio comunale
17 luglio 2026Chiedo il riesame al responsabile della trasparenza
6 agosto 2026Scadono i venti giorni per il riesame, senza risposta
7 agosto 2026Il Comune dichiara il riesame «sospeso»
18 agosto 2026Il Comune riferisce gli oscuramenti a «interventi operati da Milestone»
19 agosto 2026Il Comune: «Non è stata redatta una DPIA specifica per il progetto Hafnia»
22 agosto 2026Chiedo gli atti della gara per le telecamere del centro storico
26 agosto 2026Il Comune: i registri delle estrazioni «non sono disponibili»
30 agosto 2026Ricorso al Difensore civico della Regione Liguria
22 settembre 2026Il Comune: nessuna funzione di intelligenza artificiale attivata in produzione con quella gara
28 settembre 2026Il Difensore civico respinge il ricorso
30 settembre 2026Notifico il ricorso al TAR della Liguria
2 ottobre 2026Reclamo al Garante per la protezione dei dati personali

Che cosa non posso leggere

Il 13 luglio 2026 il Comune mi ha mandato contratto e accordo. Li ho aperti: in mezzo alle pagine, rettangoli neri.

  1. La clausola 3 del contratto, «License to Data», e la clausola 4, «Costs».
Pagina 4 del contratto: le clausole 3, License to Data, e 4, Costs, coperte di nero.
Contratto fra Comune e Milestone, p. 4: le clausole 3 e 4 (documento 2).
  1. Chi ha firmato per il Comune, e quando. In Consiglio comunale la data dell’accordo è il 13 maggio 2025. Apriamo il contratto: il 13 maggio 2025 c’è, solo che è accanto al nome di Milestone. Il riquadro del Comune è tutto nero. Una dichiarazione in Consiglio comunale non è l’atto. È una dichiarazione sull’atto.
Pagina 7 del contratto: la data del 13 maggio 2025 accanto a Milestone Systems e i riquadri delle firme coperti di nero.
Contratto fra Comune e Milestone, p. 7: le firme (documento 2).
  1. Il nome e la sede delle aziende che trattano i dati per conto del Comune, e i luoghi in cui li trattano.
Pagina 11 dell'accordo sui dati: l'elenco dei sub-responsabili autorizzati, coperto di nero.
Accordo sul trattamento dei dati, Appendice B.1, p. 11 (documento 3).
  1. L’elenco delle telecamere da cui sono uscite le registrazioni: per il Comune non si può mostrare, nemmeno raggruppato per distretti. E le date delle estrazioni: i registri, scrive il Comune il 26 agosto, «non sono disponibili», perché quelle operazioni risalgono a oltre sei mesi prima.
  2. I Patti per la sicurezza urbana: secondo il Comune, «non costituiscono documentazione ostensibile».

I documenti

Si scaricano senza registrazione: sono atti pubblici o documenti che il Comune mi ha trasmesso in accesso civico, e sono la prova di quello che scrivo. Dove c’erano miei dati personali li ho coperti con una banda magenta, «ME LO COPRO IO». Il nero, invece, non è mio: è quello del Comune. Dalle copie ho tolto le firme digitali dei funzionari, che contengono loro dati personali: gli originali firmati li conservo.

  1. Comune di Genova, informativa sulla videosorveglianza, aggiornata al 17 giugno 2024. Le cinque finalità, i sette giorni e le regole sulla comunicazione a terzi, con le eccezioni previste.
  2. Contratto fra Comune e Milestone, nella versione con le parti coperte che mi è stata trasmessa il 13 luglio 2026.
  3. Accordo sul trattamento dei dati (DPA), nella stessa versione. Nell’Appendice A, le categorie di persone e di dati che il trattamento comprende.
  4. Milestone, nota informativa al Comune del 17 giugno 2026. Le 357 e le 80 telecamere, le 6.000 ore, l’anonimizzazione dopo il trasferimento.
  5. Comune di Genova, risposta del 13 luglio 2026 (prot. 355674). Coperti i miei recapiti.
  6. Comune di Genova, risposta del 19 agosto 2026 (prot. 423217), con la riga sulla valutazione d’impatto. Coperti i miei recapiti.

Che cosa non sto dicendo

Non sto dicendo che il Comune abbia violato la legge. Non lo so: lo valuterà il Garante.

Non sto dicendo che le immagini siano servite a riconoscere qualcuno. Milestone dichiara di no, e io non ho prove del contrario.

Non sto dicendo che sotto il nero ci sia qualcosa di illecito. Non lo so, ed è proprio per questo che chiedo di leggerlo.

Non sto dicendo che l’anonimizzazione non funzioni. Dico che negli atti che ho ricevuto, nelle parti che posso leggere, non è dimostrata.

Magari è tutto in regola. Magari. Ma «magari» non è una garanzia: è un’ipotesi.

Fonti

Risposte che ho ricevuto. Comune di Genova, riscontro all’accesso civico prot. 0355674.U del 13 luglio 2026; nota prot. 0409089.U del 7 agosto 2026; nota prot. 0421654.U del 18 agosto 2026; riscontro prot. 0423217.U del 19 agosto 2026; riscontro prot. 0432286.U del 26 agosto 2026; riscontro prot. 0486068.U del 22 settembre 2026. Difensore civico della Regione Liguria, determinazione prot. 2026-0481584 del 28 settembre 2026, con la nota degli uffici del Garante prot. U.0133949 del 18 settembre 2026.

Documenti del Comune e di Milestone. «Genoa Hafnia Contract» e «Genoa Hafnia Standard DPA», versioni oscurate trasmesse il 13 luglio 2026 (allegati 3 e 4 al prot. 0311180/E). Milestone Systems, «Informative Note on Project Hafnia to Genoa», 17 giugno 2026. Le traduzioni dall’inglese sono mie.

Atti del Comune già pubblici. Informativa sulla videosorveglianza del Comune di Genova, aggiornata al 17 giugno 2024. Determinazione dirigenziale n. 2022-270.0.0.-154 del 23 dicembre 2022, con la relazione tecnica della gara per la videosorveglianza del centro storico. Resoconto istituzionale del Consiglio comunale del 14 luglio 2026, pubblicato dal Comune sul portale «Genova Smart».

Fonti pubbliche. Milestone Systems, comunicato stampa dell’11 giugno 2025 (Business Wire e sito di Milestone). Il Fatto Quotidiano, 26 giugno 2026, p. 9. Primocanale, «Le telecamere di Genova diventano una palestra per l’intelligenza artificiale: dubbi su privacy e trasparenza», 28 giugno 2026.

Atti che ho presentato io. Istanza di accesso civico del 3 giugno 2026 e richiesta di riesame del 17 luglio 2026. Ricorso al Difensore civico del 30 agosto 2026 e integrazione del 12 settembre. Istanza del 22 agosto 2026 sulla gara per la videosorveglianza del centro storico. Ricorso al TAR della Liguria ai sensi dell’art. 116 del codice del processo amministrativo, notificato il 30 settembre 2026. Reclamo al Garante per la protezione dei dati personali del 2 ottobre 2026.

Norme. Decreto legislativo 33/2013, articoli 5 e 5-bis (accesso civico). Codice del processo amministrativo, articoli 23 e 116. Regolamento (UE) 2016/679, il GDPR, articoli 5, 6 e 35, e articoli 77 e 78 sul reclamo. Codice in materia di protezione dei dati personali, decreto legislativo 196/2003, articolo 143.

Che cosa puoi fare tu

  1. Chiedere al tuo Comune che cosa fanno le telecamere della tua strada. L’accesso civico è gratuito e non va motivato: il modello te lo mando io, dalla pagina del modello.
  2. Sostenere le spese legali. Il ricorso l’ho scritto da sola, senza avvocato, come la legge permette nelle cause sull’accesso agli atti. Da sola, però, non vuol dire gratis: notifiche, consulenze legali, copie, firma digitale. La firma digitale l’ho fatta apposta, all’inizio di ottobre, per firmare da sola i miei atti. La raccolta è su Produzioni dal Basso, e il rendiconto lo pubblico voce per voce: sostieni le spese legali.
  3. Guardare e condividere il video. La stessa storia, raccontata a voce con i documenti a schermo: il video su YouTube.

Passaparola, è nostro diritto.

Alice Salvatore, Inchiesta civica

Legenda: sigle e parole tecniche

Accesso civico. Il diritto di chiunque di chiedere a una pubblica amministrazione i documenti e i dati che ha, senza dover spiegare perché. È gratuito, salvo il costo di eventuali copie su carta o altri supporti.

Anonimizzazione. Il trattamento che rende i dati non più riferibili a una persona. I dati davvero anonimi non sono più dati personali, e le regole sulla privacy non si applicano. Per il GDPR conta il risultato: che la persona non sia più identificabile con i mezzi che si possono ragionevolmente usare.

Controinteressato. Chi potrebbe subire un danno concreto se un documento venisse mostrato, per esempio ai suoi dati personali o ai suoi interessi economici e commerciali: è il caso dell’azienda di cui il documento parla. L’amministrazione deve avvisarlo, e lui può opporsi. Nel ricorso al TAR è la parte che ha un interesse opposto a quello di chi ricorre.

Dataset. Una raccolta di dati organizzata per addestrare o mettere alla prova un sistema di intelligenza artificiale. In questa pagina, la raccolta di video preparata per l’addestramento.

Deposito. La consegna del ricorso, dopo la notifica, alla segreteria del TAR. Solo con il deposito il giudice ha il ricorso e lo può esaminare.

Difensore civico. Un’autorità di garanzia della Regione, gratuita. Per gli atti di Regioni ed enti locali, chi si è visto negare l’accesso può rivolgersi a lui; se ritiene il diniego illegittimo, lo comunica all’amministrazione.

DPA (Data Processing Agreement), l’accordo sul trattamento dei dati. Il contratto con cui chi decide come e perché trattare dei dati personali, il titolare, li affida a un altro soggetto, il responsabile, che li tratta per suo conto. Stabilisce che cosa il responsabile può fare, per quanto tempo e con quali garanzie. Lo prevede l’articolo 28 del GDPR. Nell’accordo di Hafnia il titolare è il Comune e il responsabile è Milestone.

DPIA (Data Protection Impact Assessment), la valutazione d’impatto sulla protezione dei dati. Lo studio che il titolare deve fare prima di un trattamento che può comportare un rischio elevato per i diritti e le libertà delle persone. Descrive il trattamento e i suoi scopi, valuta se è necessario e proporzionato, analizza i rischi e indica le misure per ridurli. Lo prevede l’articolo 35 del GDPR.

DPA e DPIA, la differenza. Il DPA è un contratto fra due parti: stabilisce chi fa che cosa con i dati. La DPIA è un’analisi che il titolare fa prima di cominciare: misura che cosa può andare storto per le persone, e come evitarlo. Il primo regola il rapporto fra Comune e azienda. La seconda serve a proteggere chi viene ripreso.

Garante per la protezione dei dati personali. L’autorità indipendente che in Italia vigila sul rispetto delle regole sulla privacy, riceve i reclami e può adottare provvedimenti.

GDPR. Il Regolamento (UE) 2016/679, la legge europea sulla protezione dei dati personali. Si applica in tutta l’Unione dal 25 maggio 2018.

Informativa. Il documento con cui chi tratta dati personali spiega alle persone chi li tratta, perché, per quanto tempo e con quali diritti.

Licenza ad accesso a pagamento. Nel contratto, «paid-access license model»: per usare la raccolta di video e il modello addestrato si paga una licenza.

Modello di intelligenza artificiale. Il programma che, addestrato su moltissimi esempi, impara a riconoscere o a descrivere da solo ciò che vede.

Notifica. La consegna ufficiale del ricorso alle parti chiamate in causa: per il mio, attraverso l’ufficiale giudiziario. Viene prima del deposito.

Ostensibile. Nel linguaggio dell’accesso agli atti, un documento che si può mostrare a chi lo chiede.

Patti per la sicurezza urbana. Accordi fra il prefetto e il sindaco per la sicurezza in città.

Pseudonimizzazione. Il trattamento che sostituisce i dati che identificano una persona con altri, in modo che non le si possano più attribuire senza informazioni aggiuntive, tenute separate e protette. A differenza dei dati anonimi, per chi ha quelle informazioni, e può quindi risalire alla persona, i dati pseudonimizzati restano dati personali, e le regole sulla privacy continuano ad applicarsi.

Reclamo al Garante. La richiesta formale con cui si chiede al Garante di verificare se un trattamento di dati personali rispetta il GDPR e, se non lo rispetta, di intervenire. Non è una denuncia: non serve a perseguire reati.

Relazione tecnica. Il documento di una gara pubblica che descrive che cosa deve saper fare ciò che si compra.

Responsabile del trattamento. Chi tratta dati personali per conto del titolare, seguendo le sue istruzioni.

Responsabile della trasparenza. Il funzionario che in ogni amministrazione cura la trasparenza e decide sulle richieste di riesame. Di norma è anche il responsabile della prevenzione della corruzione.

Riesame. La richiesta di rivedere una risposta sull’accesso civico, quando l’accesso è negato in tutto o in parte o la risposta non arriva. Si presenta al responsabile della trasparenza, che deve decidere entro venti giorni.

Sintetico. Generato al computer. Le «alternative sintetiche» sono volti e targhe finti, creati per prendere il posto di quelli veri.

TAR, Tribunale amministrativo regionale. Il giudice che decide le liti fra cittadini e pubblica amministrazione. Sui dinieghi di accesso decide con un procedimento speciale e più veloce.

Titolare del trattamento. Chi decide perché e come trattare dei dati personali. Nell’accordo di Hafnia, il Comune.