Stipendi al Galliera: chi ha ragione fra Bucci, Salis e l’arcivescovo?

di Alice Salvatore, 5 novembre 2026

Aggiornato il 5 novembre 2026

Chi ha ragione sull’ospedale Galliera di Genova: il presidente della Regione Bucci, la sindaca Salis o l’arcivescovo? Per rispondere bisogna partire da una domanda che sembra facile. Il Galliera è pubblico o privato?

A Genova c’è un ospedale pubblico che ha come presidente l’arcivescovo. Per statuto. I suoi medici e infermieri prendono meno dei colleghi degli altri ospedali. Lo dice il presidente della Regione, e lo dicono loro, i dipendenti. Ora la Regione ha fatto una legge per alzare gli stipendi della sanità. Ma per i dipendenti del Galliera c’è una condizione. E la sindaca e l’arcivescovo non ci stanno.

Qui metto in fila che cosa dice la legge approvata il 3 novembre 2026, che cosa dicono le carte firmate fra Regione e Galliera, le ragioni del presidente della Regione, della sindaca e dell’arcivescovo, e dove ciascuno ha ragione. Le carte sono in fondo, da scaricare. Questa pagina la aggiorno a ogni novità.

Ospedale Galliera di Genova, stipendi: chi ha ragione fra Bucci, Salis e l’arcivescovoIl video si carica da YouTube solo quando premi play.

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Il pasticciaccio: che cos’è il Galliera

Il Galliera nasce dalla volontà di una nobildonna. Nel 1877 la duchessa di Galliera, Maria Brignole Sale, fonda un’opera pia «per assistere i poveri infermi». La mette sotto l’alta sovrintendenza dell’arcivescovo di Genova. E vuole che resti autonoma. Per sempre. Poi arriva lo Stato. Nel 1969 il Galliera diventa ente ospedaliero pubblico. Oggi è un ente di diritto pubblico e lavora per il servizio sanitario regionale. Ma lo statuto tiene ferma l’autonomia voluta dalla fondatrice.

Lo statuto dice che quell’autonomia la riconoscono anche la legge del 1978, quella che ha creato il Servizio sanitario nazionale, e la riforma del 1992.

Chi lo governa? Un consiglio di amministrazione di nove persone. Due ci sono di diritto: l’arcivescovo, che lo presiede, e il priore del Magistrato di Misericordia, un’antica istituzione di carità genovese. Un terzo membro lo nomina il Comune. E gli altri sei? Li scelgono loro: quando a un consigliere scade il mandato, gli altri eleggono chi lo sostituisce. La Regione nomina il direttore generale. Ma su proposta di quel consiglio. Oggi c’è un commissario straordinario, nominato dalla Regione. Quindi non è «l’ospedale della Curia». È un ente pubblico, pagato dal servizio sanitario pubblico, governato da un consiglio che in gran parte si sceglie da sé, con l’arcivescovo presidente. Un caso speciale. Diventato un pasticciaccio, se vogliamo. E i pasticciacci si prestano agli equivoci.

Statuto del Galliera, articoli 4, 5 e 7: compongono il consiglio l’Arcivescovo di Genova, un rappresentante del Comune, il Priore del Magistrato di Misericordia e sei consiglieri elettivi; i membri restanti eleggono il membro scadente; la presidenza spetta di diritto all’Arcivescovo. Evidenziate le frasi chiave.
Statuto del Galliera, artt. 4, 5 e 7, pp. 5, 6 e 10 (documento 1).

Che cos’è il Galliera

Nasce come opera pia «per assistere i poveri infermi», fondata dalla duchessa di Galliera, Maria Brignole Sale, con gli atti del 22 dicembre 1877 e del 31 marzo 1885 (statuto, preambolo e art. 1).

Dal 1969 è un ente ospedaliero pubblico; la legge regionale 9 del 2025 lo riconosce «soggetto erogatore pubblico, avente natura pubblica» (statuto, art. 1).

Lo governa un consiglio di nove persone: l’arcivescovo di Genova, che lo presiede, e il priore del Magistrato di Misericordia, di diritto; un rappresentante del Comune; sei consiglieri che il consiglio stesso elegge quando un posto si libera (statuto, artt. 4, 5 e 7).

Il direttore generale lo nomina la Giunta regionale, su proposta del consiglio (statuto, art. 6). Oggi c’è un commissario straordinario, nominato dalla Regione (protocollo del 31 dicembre 2025, premesse; delibera del consiglio n. 8 del 2026).

Al 31 dicembre 2024 i dipendenti erano 1.879 (Corte dei conti, deliberazione 3/2026/PRSS, p. 13).

Il nodo: di chi sono dipendenti

Ecco il perché della confusione di questi giorni. Il San Martino e il Villa Scassi da gennaio 2026 stanno dentro un’unica azienda pubblica, l’Aom, l’Azienda ospedaliera metropolitana. Il direttore lo nomina la Regione, e la Regione la controlla. I lavoratori del Galliera sono pubblici come quelli del San Martino: concorso pubblico, stesso contratto nazionale. Ma il loro datore di lavoro è un ente a parte, con regole sue. E quando lo Stato e la Regione dividono i soldi per gli stipendi, quell’ente a parte è sempre stato un caso speciale. Teniamolo a mente, perché la lite sugli stipendi passa tutta da qui.

L’equivoco, visto da vicino

Io questo equivoco l’ho visto da vicino. Nel 2017, da consigliera regionale, per leggere i bilanci e le spese del Galliera ho dovuto fare ricorso al TAR, il tribunale amministrativo. E l’ho vinto. Nel 2018 il Consiglio di Stato, in appello, ha scritto che il Galliera è un ente pubblico e che la Regione ha il potere di vigilarlo. Non volevano che leggessi i bilanci, che animucce. Per anni l’ho vissuto così: speciale e autonomo, quando c’era da farsi controllare. Pubblico, quando c’era da finanziare il nuovo ospedale.

Anche oggi. Il nuovo ospedale lo si vuole fare in finanza di progetto, cioè con un privato che lo costruisce e poi si fa pagare dal pubblico. La Regione ha già indicato, in via preliminare, quasi 43 milioni di soldi pubblici. E il privato non mette niente a fondo perduto: si farà pagare un canone. E il canone è denaro pubblico.

Ma l’equivoco ha anche un rovescio, e si è ritorto contro il Galliera. Ancora nel 2025, per il Ministero dell’economia, il Galliera era «a tutti gli effetti una struttura privata». Lo ha detto in Consiglio regionale l’assessore alla sanità, Nicolò, il primo luglio. E per questo, ha spiegato, la Regione non aveva potuto dargli i rimborsi. Una settimana dopo, l’8 luglio, il Consiglio regionale ha scritto in una legge, all’unanimità, che il Galliera è un «soggetto erogatore pubblico». Presidente della Regione: Marco Bucci. E Roma? Il ministero della Salute ha scritto alla Regione contestando proprio quella parola, «pubblico», e i conti dopo il 2027. La Regione ha preparato la risposta: i lavoratori del Galliera sono pubblici. Contratto della sanità pubblica, concorso pubblico, già pagati dal fondo sanitario. E a settembre 2025 il Governo ha deciso di non impugnare la legge. Quindi nel settembre 2025 la Regione di Bucci ha difeso a Roma la natura pubblica del Galliera, con i suoi lavoratori dentro.

La legge del 3 novembre

Martedì 3 novembre 2026 il Consiglio regionale approva una legge sugli stipendi della sanità. Diciassette voti a favore, tredici contrari. Dal 2027 la Giunta potrà aumentare i fondi contrattuali integrativi, cioè la parte dello stipendio che si aggiunge alla paga di base: indennità, incarichi, premi, straordinari. Al massimo il 2% del monte salari, cioè di quanto la Regione spende in stipendi: circa 18 milioni l’anno, per tutta la Liguria. È un tetto, non una promessa.

Pensiamo a un’infermiera del Galliera e a una del San Martino. Stesso turno di notte, stessa città, stesso servizio sanitario. Dal 2027, se la Giunta autorizza gli aumenti, la seconda potrà avere di più. La prima no. A meno che il personale del Galliera non entri in Aom, l’Azienda ospedaliera metropolitana che vi dicevo prima.

Quindi nel 2026 non cambia niente per nessuno. Dal 2027, solo se la Giunta lo autorizza, anno per anno. L’opposizione voleva partire subito, da gennaio 2026, e voleva scrivere «autorizza» invece di «può autorizzare». Bocciati tutti e due gli emendamenti. Per il Galliera, però, c’è una riga in più: le misure valgono «dal momento dell’ingresso del personale in Aom».

Secondo il Secolo XIX, nella prima stesura dell’emendamento il Galliera non c’era proprio: c’erano l’Aom, l’Ats Liguria, cioè l’azienda unica nata dalle vecchie Asl, e il Gaslini. La versione approvata aggiunge il Galliera. Con questa condizione.

Comunicato del Consiglio regionale del 3 novembre 2026: l’emendamento approvato inserisce il Galliera nelle misure della legge «dal momento dell’ingresso del personale in Aom». Evidenziata la condizione.
Comunicato del Consiglio regionale della Liguria sulla seduta del 3 novembre 2026.

Che cosa vuol dire «entrare in Aom»

Che cosa vuol dire, per un lavoratore del Galliera, «entrare in Aom»? Qui le carte firmate dicono una cosa, e la Regione oggi ne richiede un’altra.

La riforma della sanità ligure è la legge regionale 18 del dicembre 2025, voluta da Bucci. Mette il Galliera dentro Aom, ma lo lascia ente pubblico e autonomo. E ad Aom fa passare solo il personale delle attività che la convenzione fra i due enti affida ad Aom. La legge non sposta le persone: sposta le attività. Se un servizio passa ad Aom, passano i lavoratori di quel servizio. E chi passa porta con sé lo stipendio e gli incarichi che aveva: non ci perde, ma nemmeno ci guadagna.

Legge regionale 18 del 2025, articolo 33, commi 7 e 13: passa ad Aom il personale del Galliera afferente alle attività affidate ad Aom, e il personale trasferito mantiene il trattamento giuridico ed economico. Evidenziate le due frasi.
Legge regionale 12 dicembre 2025, n. 18, art. 33, commi 7 e 13, dalla Raccolta normativa della Regione Liguria.

Il 31 dicembre 2025 Regione e Galliera firmano un protocollo. Per la Regione firma Bucci; per il Galliera il vicepresidente Zampini e il direttore generale. Tre clausole. Il Galliera entra «a livello funzionale». Il personale è «reciprocamente messo a disposizione»: si lavora insieme nei reparti messi in comune, ma chi è del Galliera resta del Galliera, chi è di Aom resta di Aom, e ognuno paga i suoi. E la Regione «s’impegna» a trovare gli strumenti per uniformare gli stipendi dei due enti, nei limiti delle norme dei contratti.

Protocollo fra Regione e Galliera, articolo 8, commi 2 e 3: il personale è reciprocamente messo a disposizione e la Regione si impegna a individuare strumenti per uniformare il trattamento; sotto, i nomi di chi firma per la Regione e per il Galliera.
Protocollo d’intesa fra Regione Liguria e Galliera del 31 dicembre 2025, art. 8, pp. 5-6, e p. 7 (documento 2).

A marzo 2026 arriva la convenzione fra Aom e Galliera: nessuna fusione, ciascun ente, Aom e Galliera, rimane datore di lavoro dei suoi. Ad Aom passano due servizi soltanto: il laboratorio analisi e il centro trasfusionale.

Convenzione fra Aom e Galliera, articoli 2 e 7: nessuna fusione fra le parti; ciascun ente resta datore di lavoro del proprio personale; il Galliera cede ad Aom il Laboratorio analisi e l’Immunoematologia e trasfusionale.
Convenzione fra Aom e Galliera, marzo 2026, artt. 2 e 7, pp. 2, 3 e 5 (documento 3).

E adesso la Regione chiede che passino tutti. Bucci lo dice così: l’integrazione «riguarda tutte le funzioni tranne quelle amministrative». Medici, infermieri, tecnici: tutti dipendenti di Aom. E spiega come: «Il personale non si muoverà. Resterà al Galliera con la formula del comando e sarà gestito dal Galliera esattamente come prima. Ma avrà la busta paga di Aom». Il comando, nel pubblico, è quando un dipendente di un ente va a lavorare per un altro ente, restando dipendente del primo. Per legge è «per tempo determinato e in via eccezionale». Qui sarebbe diverso: medici, infermieri e tecnici passati ad Aom e rimandati tutti, in blocco, al Galliera. Per il consiglio del Galliera, scrive il Secolo XIX, sarebbe «un’operazione infattibile dal punto di vista giuridico». Repubblica anticipa la tesi dei loro avvocati: la legge fa passare solo il personale delle attività affidate ad Aom; per farli passare tutti bisognerebbe affidare ad Aom tutte le attività sanitarie. Cioè svuotare l’ente. Il loro parere scritto, però, non ce l’ho: lo chiederò.

Eccola, la lite. Le carte firmate dicono: lavoriamo insieme. Salvo due servizi, i lavoratori restano del Galliera. La Regione adesso dice: tutti dipendenti di Aom, anche se restano a lavorare lì, oppure niente aumenti.

Le ragioni di Bucci

Adesso Bucci. Le sue ragioni sono quattro, e vanno prese sul serio.

La prima: la lettera della legge. La riforma scrive che Aom è articolata in San Martino, Galliera, Villa Scassi ed Erzelli. Per lui, il Galliera dentro Aom è già scritto nella legge regionale.

La seconda: i soldi dello Stato. Bucci dice di aver parlato con i ministeri della Salute e dell’Economia, e che «chi non fa parte di questa riorganizzazione non può ottenere i fondi per l’equiparazione delle retribuzioni». Tradotto: se restano dipendenti del Galliera, lo Stato quei soldi non li riconosce, cioè non li dà. Un precedente c’è: nel 2025 il Mef trattava il Galliera da privato.

La terza: l’organizzazione. Tutti nella stessa azienda, dice, vuol dire personale flessibile, e «non ci sarebbe più bisogno di concorsi». Oggi, per andare dal Galliera al San Martino, un’infermiera di solito deve vincere un altro concorso. Dentro un’unica azienda la si sposta con un ordine di servizio.

La quarta: l’intesa di settembre. Su Facebook scrive: «Non è un ricatto, come qualcuno sostiene». E a Repubblica mostra un ritaglio. L’ho cercato: è il Secolo XIX dell’11 settembre 2026. Titolo: «Ok al passaggio in Aom, intesa Regione-Galliera». L’assessore Nicolò parla di «integrazione funzionale» dei reparti. Il vicepresidente del Galliera, Zampini, dice che il Galliera «manterrà la sua autonomia» e che «integrazione non va confusa con fusione». E il giornale scrive che il personale «di fatto diventerà dipendente Aom», con gli stessi stipendi e gli stessi premi, «ma resterà in capo all’ospedale di Carignano per l’organizzazione». Cioè proprio il modello di oggi. Con una riga in più, di Zampini: «decideremo, assieme, quali funzioni devono essere integrate, quali possono restare all’interno del Galliera». Repubblica, lo stesso giorno, era più prudente: «una ipotesi tecnica in via di approfondimento avanzato», con i dipendenti che passano ad Aom ma restano «gestiti, in comando» dal Galliera, «che ne deciderà mansioni, impiego e destinazione». Quindi un’intesa c’era, a parole, con un margine aperto. Due mesi dopo non c’è più. Chi ha cambiato posizione, per Bucci, «non è la Regione, ma il Cda dell’ospedale».

Lo stesso ente che nel 2017 non voleva farmi leggere i bilanci? Nooo, non può essere.

E per chi passa, dice Bucci, c’è un vantaggio in più: oggi per cambiare ospedale «deve fare un concorso, vincerlo, dimettersi»; domani «gli basterà trovare l’accordo con il proprio capo del personale».

E ammette il problema: al Galliera «prendono meno degli altri ospedali, oggi è così».

Vediamo dove il suo discorso non regge ancora.

Primo. Dice: «Se il Galliera deve stare nel pubblico deve entrare dentro l’Aom». Se no, evoca un «privato accreditato», una struttura privata a cui il servizio sanitario paga le prestazioni. Lo presenta come ipotesi, e nega di voler privatizzare. Ma il Galliera nel pubblico c’è già: per la legge regionale è un ente di «natura pubblica». L’ha scritto il Consiglio all’unanimità, nel luglio 2025, con lui presidente. Il problema non è se è pubblico. È che è pubblico a modo suo.

Ritaglio del Secolo XIX: «Se il Galliera deve stare nel pubblico deve entrare dentro l’Aom».
Il Secolo XIX, 4 novembre 2026, p. 4.

Secondo. Dice che è «l’unica strada», «già prevista nella riforma». Ma la riforma fa passare ad Aom il personale delle attività che la convenzione affida ad Aom. E la convenzione, che per lui «non esiste», ne ha affidate due. Al Secolo precisa: quella per far passare il personale «non c’è, perché loro non la vogliono firmare». Lui vuole che le affidi tutte. Nella lettera della legge ci sta. Ma non è un obbligo scritto: è una trattativa fra due enti.

Ritaglio del Secolo XIX, intervista al presidente della Regione: «Con un’apposita convenzione, però.» «Che non c’è, perché loro non la vogliono firmare. Quindi per noi non esiste».
Il Secolo XIX, 5 novembre 2026, p. 9.

Terzo. All’arcivescovo ha risposto: «Il problema è che non conosce le regole, quello che dice lui non si può fare, penso che l’arcivescovo debba fare l’arcivescovo e il presidente debba fare il presidente». E poi: «lo Stato non consente di fare quello che lui dice». Al Secolo cita «la legge del 2001», senza dire quale. A Repubblica: il vescovo è «mal consigliato e informato da chi gli sta vicino». Qui serve una carta, e io non l’ho trovata.

Io credo di capire la sua paura. Nel 2025 Roma ha trovato un motivo per non dare al Galliera i rimborsi: «struttura privata». Bucci teme che, con lavoratori che non sono inquadrati come tutti gli altri, Roma trovi un altro motivo per non dare i soldi degli aumenti. È una paura ragionevole. Ma una paura non è un divieto. E se il divieto c’è, lo si mostra. Il Mef che nel 2025 trattava il Galliera da privato è un precedente serio. Ma un atto dello Stato che vieti di uniformare gli stipendi di chi resta dipendente del Galliera, finora, non lo ha mostrato nessuno. E nel protocollo di dicembre 2025, firmato da lui, la Regione si era impegnata proprio a cercare quegli strumenti.

Ci sono due dettagli che pesano. Il primo: la Corte dei conti racconta che i soldi regionali del «decreto Calabria», una legge del 2019 per adeguare i fondi del personale della sanità pubblica, sono arrivati anche al Galliera. Quindi un canale dalla Regione ai fondi del Galliera è già esistito. Il secondo: e da dove viene quel 2%? Dal Patto per la salute del 2019 fra Stato e Regioni, che permette alle Regioni con i conti in ordine di mettere soldi propri nella contrattazione integrativa, fino al 2% del monte salari. Il Veneto l’ha già fatto nel 2024, con una legge per le «aziende ed enti del servizio sanitario regionale». Il Galliera, per la legge ligure, è un ente del servizio sanitario regionale. Se c’è una regola di Roma che lo tiene fuori, va mostrata.

Salis

Salis. Ha chiamato l’esclusione del Galliera «una scelta incomprensibile sotto il profilo gestionale e punitiva». Su una cosa ha ragione: per i lavoratori del Galliera gli aumenti sono legati a una condizione, l’ingresso in Aom, e questo è scritto nella legge. E le carte firmate stanno dalla sua parte: dicono che quasi tutti i lavoratori restano del Galliera.

Su due cose esagera. La prima: parla di aumenti «che saranno accordati a tutto il resto del personale sanitario regionale». Non è vero che siano già accordati: sono possibili, dal 2027, se la Giunta li autorizza. Compresi quelli per il Galliera, se passa in Aom.

La seconda: accusa la Regione di non ripianare le perdite del 2024 e del 2025. Qui esagera solo in parte. A settembre 2026 l’assessore ha detto garantita la perdita dal 16 luglio al 31 dicembre 2025. Quella di prima, che per il 2024 la Corte dei conti indica in 14,2 milioni, era ancora in istruttoria. Bucci: «ripianiamo solo quando loro entrano in Aom». Il termine scade il 31 dicembre 2026.

Ritaglio di Repubblica, intervista al presidente della Regione: «La convenzione non esiste». «A questo punto noi ripianiamo solo quando loro entrano in Aom».
la Repubblica Genova, 5 novembre 2026, p. 2.

E attenzione, perché qui c’è un dettaglio. La convenzione di marzo, quella che per Bucci «non esiste», non è ancora efficace per una ragione precisa: lo diventa solo quando la Regione garantisce la copertura di quelle perdite. La chiave della convenzione ce l’ha la Regione.

Convenzione fra Aom e Galliera, articolo 16: l’efficacia è sospensivamente condizionata alla garanzia della Regione, entro il 31 dicembre 2026, sulla copertura delle perdite 2024 e 2025. Evidenziate la condizione e la data.
Convenzione fra Aom e Galliera, marzo 2026, art. 16, p. 9 (documento 3).

E il Comune, in questa storia, non è uno spettatore: nel consiglio del Galliera, come abbiamo visto, per statuto ha un suo rappresentante.

L’arcivescovo

E la Curia? Un comunicato della Curia io non l’ho trovato. Ha parlato l’arcivescovo, Marco Tasca, perché per statuto è il presidente del Galliera. Al Secolo XIX, la mattina del voto, ha proposto questo: i lavoratori restano dipendenti del Galliera, e la Regione ne assicura «la stabile perequazione economica e giuridica». E con Aom una convenzione di cinque anni per lavorare insieme. In pratica, quello che c’è scritto nel protocollo di dicembre 2025. Sul passaggio di tutto il personale è fermo: una norma così «farebbe venir meno, in modo sostanziale, l’autonomia gestionale dell’Ente». E la perequazione, dice, non deve «essere utilizzata per condizionare una decisione relativa alla struttura istituzionale del Galliera». Che cosa teme? Lo dice lui: «La leva del personale è fondamentale e irrinunciabile per la gestione di una qualsiasi azienda». Un ospedale è il suo personale. Se medici e infermieri sono tutti dipendenti di un’altra azienda, anche se restano lì in comando, chi li assume, chi li paga e chi decide le carriere è Aom. Al consiglio restano i muri. E l’autonomia voluta dalla duchessa «in perpetuo» finisce lì. Un’autonomia voluta quasi un secolo prima che nascesse il Servizio sanitario nazionale.

Ritaglio del Secolo XIX, intervista all’arcivescovo: i lavoratori rimangono alle dipendenze del Galliera e la Regione ne assicura la stabile perequazione economica e giuridica.
Il Secolo XIX, 4 novembre 2026, p. 5.

Ha ragione a metà. Al consiglio resterebbero gli immobili, il patrimonio, il nuovo ospedale, i bilanci. Non è poco. Ma chi assume, chi decide carriere e reparti, sarebbe Aom. E un ospedale che non decide sul proprio personale non è più un’azienda: è un padrone di casa. Ha detto anche che, se l’emendamento escludesse il personale del Galliera dalla perequazione, «si tratterebbe di una scelta molto grave e discriminatoria». L’ha detto prima di conoscere il testo finale, e al condizionale. E ha proposto un confronto fra gli avvocati delle due parti. Lunedì 9 novembre si vedono. Anche la sua proposta ha un buco: con quale norma la Regione uniforma gli stipendi di chi resta dipendente del Galliera? È proprio ciò che Bucci dice che non si può fare. Dovranno dirselo gli avvocati. E mostrarci la carta.

I lavoratori

E i lavoratori? Loro, in mezzo, hanno già parlato. Il 25 novembre 2025 una quarantina di coordinatori infermieristici e tecnici del Galliera, cioè chi manda avanti i reparti, hanno firmato una lettera al dirigente delle professioni sanitarie. Vogliono «l’integrazione completa» in Aom. Temono «un esodo significativo» con il prossimo concorso: molti colleghi, scrivono, sono «già collocati in graduatoria presso altre Aziende». Tradotto: se restiamo un ente a parte con stipendi più bassi, la gente se ne va. Non è un timore astratto. All’ultimo concorso per infermieri, scrive Repubblica, centotrenta se ne sono andati dal Galliera al San Martino. A settembre 2026 il Galliera ha dovuto spostare letti fra i reparti perché gli mancavano novanta infermieri. Il sindacato USB lo chiede da febbraio 2026: «Se i dipendenti devono lavorare in un futuro incerto allora la soluzione dovrebbe essere univoca. Passare tutti sotto la gestione/organizzazione della Aom». Cgil e Uil hanno invece proclamato, già a fine ottobre 2026 e per tutta la sanità ligure, uno sciopero per il 4 dicembre: chiedevano soldi nei fondi già dal 2026 e chiarezza sulla riforma. Dopo il voto, il Galliera è diventato un motivo in più: il «prendere o lasciare» del presidente, dice la Cgil, «non è accettabile». La Cisl, che non sciopera, ricorda che quei lavoratori sono già pubblici: concorso pubblico, contratto pubblico. E dice una cosa che vale per tutti: d’accordo che quei soldi arrivino, «ma con la certezza della piena legittimità dell’operazione», cioè che poi nessuno possa chiederli indietro. Perché nel pubblico, se un aumento è pagato senza una base legale, l’ente può chiederlo indietro. Ai lavoratori. Sulla carta hanno ragione tutti, ed è questo il punto. Vogliono gli stessi soldi dei colleghi. Su come arrivarci, e su chi garantisce che siano legittimi, si dividono.

Un’ultima cosa, per chi pensa che le colpe stiano tutte da una parte. A gennaio 2026 la Corte dei conti ha fatto rilievi sui fondi del personale sia alla Regione sia al Galliera. La Regione li ha calcolati con un metodo che la Corte giudica non conforme alle regole del Ministero: ha contato i cedolini invece delle persone, e ha sbagliato il valore per ciascuno. Il Galliera ha usato una parte di quei soldi per cose a cui non erano destinati. Per i dirigenti ha corretto. Per infermieri, tecnici e oss, a novembre 2025, mancava ancora il ricalcolo. E ha spostato trecentomila euro l’anno dai loro fondi a quelli dei dirigenti. Poi ha rimediato.

Corte dei conti, deliberazione 3/2026/PRSS, pagine 9 e 10: per il comparto manca il ricalcolo dei fondi; 286.127,77 euro alla dirigenza sanitaria e 30.000 alla dirigenza tecnico amministrativa nel 2023 e nel 2024; il Galliera ha sanato l’irregolarità. Evidenziate le frasi.
Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Liguria, deliberazione n. 3/2026/PRSS, pp. 9-10 (documento 6).

I numeri

17 a 13. I voti con cui il Consiglio regionale ha approvato, il 3 novembre 2026, la legge sui fondi contrattuali (comunicato del Consiglio regionale del 3 novembre 2026).

2% del monte salari. Il massimo di cui la Giunta potrà aumentare i fondi integrativi, dal 2027, se lo autorizza anno per anno: circa 18 milioni l’anno per tutta la Liguria, secondo la relazione tecnico-finanziaria citata in aula. È un tetto, non una promessa (comunicato del Consiglio regionale del 3 novembre 2026).

14,2 milioni. La perdita del Galliera nel 2024: 14.236.812 euro (Corte dei conti, deliberazione 3/2026/PRSS, p. 5).

316 mila euro l’anno, nel 2023 e nel 2024. Le risorse che il Galliera ha spostato dai fondi di infermieri, tecnici e oss a quelli dei dirigenti: 286.127,77 euro alla dirigenza sanitaria e 30.000 a quella tecnico amministrativa. Poi ha rimediato (Corte dei conti, p. 10).

130 infermieri. Quelli che, all’ultimo concorso, se ne sono andati dal Galliera al San Martino (la Repubblica, 11 settembre 2026).

90 infermieri. Quelli che al Galliera mancavano a settembre 2026, quando ha dovuto spostare letti fra i reparti (Il Secolo XIX, 11 settembre 2026).

Quasi 43 milioni. Le risorse pubbliche indicate in via preliminare per il nuovo ospedale in finanza di progetto: 42,87 milioni (delibera della Giunta regionale n. 182 del 21 maggio 2026).

Chi dice che cosa

Marco Bucci, presidente della Regione. «Se il Galliera deve stare nel pubblico deve entrare dentro l’Aom» (Il Secolo XIX, 4 novembre 2026, p. 4).

Silvia Salis, sindaca di Genova. L’esclusione del Galliera è «una scelta incomprensibile sotto il profilo gestionale e punitiva» (Il Secolo XIX, 4 novembre 2026, p. 4).

Marco Tasca, arcivescovo di Genova e presidente del Galliera. I lavoratori restano dipendenti del Galliera, e la Regione ne assicura «la stabile perequazione economica e giuridica» (Il Secolo XIX, 4 novembre 2026, p. 5).

USB. «Passare tutti sotto la gestione/organizzazione della Aom» (comunicato citato da la Repubblica, 12 febbraio 2026).

Fp Cgil e Uil Fp. Hanno proclamato uno sciopero regionale della sanità pubblica per il 4 dicembre 2026; per la Cgil il «prendere o lasciare» del presidente «non è accettabile» (Il Secolo XIX, 5 novembre 2026, p. 8).

Cisl Fp. D’accordo che quei soldi arrivino, «ma con la certezza della piena legittimità dell’operazione» (Il Secolo XIX, 4 novembre 2026, p. 4).

Allora, chi ha ragione?

Allora, chi ha ragione? Nessuno su tutto. La legge oggi non dà aumenti certi a nessuno. Per il Galliera aggiunge una condizione: entrare in Aom. Bucci ha dalla sua tre cose. La lettera della riforma, che mette il Galliera dentro Aom. Un problema vero: un ospedale che lo Stato trattava da privato, e lavoratori che prendono meno. E una parte di quei lavoratori, che chiede di entrare in Aom. Ma Bucci chiede più di quanto dicono gli accordi che ha firmato. E il divieto dello Stato, finora, l’ha raccontato, non dimostrato. Salis ha ragione sulla condizione. Esagera sugli aumenti, e in parte sulle perdite. L’arcivescovo chiede quello che c’è scritto nel protocollo di quasi un anno fa, il 31 dicembre 2025. Resta da capire con quale norma.

E non c’entra destra o sinistra. La domanda vera è un’altra. È giusto legare lo stipendio di quasi millenovecento persone a una decisione su chi governa il loro ospedale? Bucci dice che non è una scelta: ma che è l’unica strada. Se è così, basta mostrare la carta.

Io vi dico come la penso. Con quest’ente, che fino al 2024 spostava soldi dai fondi di infermieri e tecnici a quelli dei dirigenti, e ha rimediato solo quando la Corte dei conti gliel’ha scritto, ho litigato per anni solo per leggere i conti. E visto come sono andate le cose, un po’ meno autonomia forse non guasterebbe. Sto con chi vuole regole uguali per tutti, e stipendi uguali per lo stesso lavoro. Ma le regole si mostrano, non si raccontano.

Pubblico per legge. Speciale per statuto. E i lavoratori, nel mezzo.

Chiederò le carte che mancano. Che cosa hanno scritto i ministeri, se l’hanno scritto. La proposta della Regione di trasferire il personale. Il parere legale del Galliera che la dice infattibile. E quanto prende in meno, oggi, chi lavora al Galliera. Intanto lunedì 9 novembre si vedono gli avvocati, e il 4 dicembre c’è lo sciopero. Vi tengo aggiornati. Le carte sono qui sotto, da scaricare.

A che punto siamo

Il vertice dei legali

Lunedì 9 novembre si vedono gli avvocati della Regione e del Galliera: il confronto l’ha proposto l’arcivescovo. Quando si sa com’è andata, lo scrivo qui.

La legge

Approvata il 3 novembre 2026, con 17 voti a favore e 13 contrari. Al 5 novembre non risulta ancora pubblicata sul Bollettino ufficiale della Regione: quando esce, aggiungo il numero e la data.

Le perdite e il 31 dicembre

La convenzione fra Aom e Galliera diventa efficace solo se la Regione garantisce, entro il 31 dicembre 2026, la copertura delle perdite del Galliera del 2024 e del 2025. A settembre 2026 l’assessore ha detto garantita la perdita dal 16 luglio al 31 dicembre 2025; quella di prima era ancora in istruttoria. Bucci: «ripianiamo solo quando loro entrano in Aom».

Lo sciopero del 4 dicembre

Fp Cgil e Uil Fp lo hanno proclamato il 23 ottobre 2026, per tutta la sanità pubblica ligure. Dopo il voto del 3 novembre, il Galliera è diventato un motivo in più.

Che cosa chiederò

  1. Che cosa hanno scritto i ministeri della Salute e dell’Economia sui fondi per uniformare gli stipendi, se l’hanno scritto.
  2. La proposta della Regione di trasferire ad Aom il personale del Galliera.
  3. Il parere legale del Galliera che la dice infattibile.
  4. Quanto prende in meno, oggi, chi lavora al Galliera.
  5. La lettera del ministero della Salute alla Regione sulla legge del luglio 2025, e la risposta della Regione.

Le date in fila

DataChe cosa
1 luglio 2025In Consiglio regionale l’assessore alla sanità dice che per il Ministero dell’economia il Galliera è «a tutti gli effetti una struttura privata»
8 luglio 2025Il Consiglio regionale approva all’unanimità la legge che riconosce il Galliera «soggetto erogatore pubblico» (legge regionale 11 luglio 2025, n. 9)
Settembre 2025Il ministero della Salute scrive alla Regione contestando la parola «pubblico»; la Regione prepara la risposta, secondo Primocanale
11 settembre 2025Il Consiglio dei ministri decide di non impugnare la legge
25 novembre 2025Una quarantina di coordinatori infermieristici e tecnici del Galliera chiede per lettera «l’integrazione completa» in Aom
12 dicembre 2025La riforma della sanità ligure, legge regionale n. 18
31 dicembre 2025Regione e Galliera firmano il protocollo d’intesa
1 gennaio 2026San Martino e Villa Scassi stanno dentro un’unica azienda, Aom
18 e 19 marzo 2026Aom e Galliera firmano la convenzione: due servizi passano ad Aom; vale solo con la garanzia della Regione sulle perdite
11 settembre 2026«Ok al passaggio in Aom, intesa Regione-Galliera», titola il Secolo XIX
22 settembre 2026L’assessore alla sanità dice garantita la perdita dal 16 luglio al 31 dicembre 2025
23 ottobre 2026Fp Cgil e Uil Fp proclamano lo sciopero regionale della sanità pubblica per il 4 dicembre
3 novembre 2026Il Consiglio regionale approva la legge sui fondi contrattuali, 17 sì e 13 no. Per il Galliera le misure valgono «dal momento dell’ingresso del personale in Aom»
9 novembre 2026Si vedono gli avvocati della Regione e del Galliera
4 dicembre 2026Sciopero regionale della sanità pubblica
31 dicembre 2026Termine per la garanzia della Regione sulle perdite 2024 e 2025, da cui dipende la convenzione

I documenti

Si scaricano senza registrazione: sono atti pubblici, e sono la prova di quello che scrivo. Nelle copie non ci sono miei dati personali. Dalle copie ho tolto le firme digitali e i dati nascosti dei file, che contengono dati personali di chi li ha firmati o scritti: gli originali li conservo.

  1. Statuto dell’Ente ospedaliero Ospedali Galliera, approvato dal consiglio di amministrazione con la delibera n. 15 del 19 settembre 2025. Chi siede nel consiglio, chi lo presiede, chi propone il direttore generale.
  2. Protocollo d’intesa fra Regione Liguria e Galliera del 31 dicembre 2025, nella copia allegata alla delibera del consiglio del Galliera, senza firme. Il personale «reciprocamente messo a disposizione» e l’impegno della Regione sugli stipendi (art. 8).
  3. Convenzione fra Aom e Galliera, marzo 2026. Nessuna fusione, ciascuno resta datore di lavoro dei suoi, i due servizi ceduti ad Aom (art. 7), la condizione sulle perdite (art. 16).
  4. Delibera del consiglio del Galliera n. 29 del 30 dicembre 2025. Approva il testo del protocollo con la Regione.
  5. Delibera del consiglio del Galliera n. 8 del 27 marzo 2026. Prende atto della convenzione firmata con Aom.
  6. Corte dei conti, Sezione regionale di controllo per la Liguria, deliberazione n. 3/2026/PRSS. La perdita 2024 (p. 5), i fondi del personale (pp. 9-10), i dipendenti (p. 13).
  7. USB Liguria, «Al Galliera riprendono i saldi di fine stagione…», comunicato del sindacato. Porta la data del 24 febbraio 2025, ma è del 2026: lo dice il testo, che cita una delibera della Giunta regionale dell’8 gennaio 2026.

Che cosa non sto dicendo

Non sto dicendo che il Galliera sia privato. Per la legge regionale è un ente di «natura pubblica».

Non sto dicendo che qualcuno avrà un aumento. La legge del 3 novembre permette alla Giunta di aumentare i fondi dal 2027, anno per anno; non la obbliga.

Non sto dicendo che un divieto dello Stato non esista. Dico che finora nessuno ha mostrato un atto che vieti di uniformare gli stipendi di chi resta dipendente del Galliera.

Non sto dicendo che il comando di tutto il personale sarebbe illegittimo. Dico che la legge lo prevede «per tempo determinato e in via eccezionale», e che qui sarebbe diverso.

Non sto dicendo che il Galliera tenga ancora per i dirigenti i soldi di infermieri, tecnici e oss. Lo spostamento, scrive la Corte dei conti, il Galliera l’ha sanato.

Magari quel divieto c’è. Magari. Ma «magari» non è una norma: è un’ipotesi.

Fonti

Atti del Galliera, della Regione e di Aom. Statuto dell’Ente ospedaliero Ospedali Galliera, delibera del consiglio di amministrazione n. 15 del 19 settembre 2025. Protocollo d’intesa fra Regione Liguria e Galliera del 31 dicembre 2025, approvato dalla Giunta regionale con la delibera n. 3 dell’8 gennaio 2026. Convenzione fra IRCCS Aom e Galliera, firmata il 18 e il 19 marzo 2026. Delibere del consiglio del Galliera n. 29 del 30 dicembre 2025 e n. 8 del 27 marzo 2026. Delibera della Giunta regionale n. 182 del 21 maggio 2026 (nuovo ospedale).

Corte dei conti. Sezione regionale di controllo per la Liguria, deliberazione n. 3/2026/PRSS, depositata il 12 gennaio 2026.

Leggi. Legge regionale 12 dicembre 2025, n. 18, art. 33 (Raccolta normativa della Regione Liguria; Bollettino ufficiale n. 16 del 13 dicembre 2025). Legge regionale 11 luglio 2025, n. 9 (Bollettino ufficiale n. 10 del 16 luglio 2025). D.P.R. 10 gennaio 1957, n. 3, art. 56 (il comando). D.lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 40, comma 3-quinquies, e codice civile, art. 2033 (la restituzione di quanto pagato senza base). Decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35, art. 11 (il decreto Calabria). Intesa Stato-Regioni rep. 209/CSR del 18 dicembre 2019, Patto per la salute 2019-2021. Legge regionale del Veneto 29 ottobre 2024, n. 26.

Comunicati ufficiali. Consiglio regionale della Liguria: seduta del 1 luglio 2025, dell’8 luglio 2025, del 22 settembre 2026, del 3 novembre 2026. Comunicato del Consiglio dei ministri n. 141 (11 settembre 2025).

Stampa e social. Il Secolo XIX: 11 settembre 2026; 4 novembre 2026, pp. 4 e 5; 5 novembre 2026, pp. 8 e 9. la Repubblica Genova: 12 febbraio 2026; 11 settembre 2026, p. 7; 5 novembre 2026, pp. 2 e 3. Genova24, 4 novembre 2026: Bucci, Tasca e Salis, il «privato accreditato», la Cisl. La Voce di Genova: 23 ottobre 2026 (lo sciopero), 5 novembre 2026 (il comando). Primocanale: 9 settembre 2025, 11 settembre 2025. Post di Marco Bucci su Facebook, 4 novembre 2026.

Le mie cause. TAR Liguria, sentenza n. 273 del 2017; Consiglio di Stato, sentenza n. 1008 del 2018, sul mio accesso ai bilanci del Galliera da consigliera regionale.

Che cosa puoi fare tu

  1. Chiedere le carte anche tu. L’accesso civico è gratuito e non va motivato: il modello te lo mando io, dalla pagina del modello.
  2. Sostenere le spese legali. Oggi la raccolta è per il mio ricorso al TAR sul contratto delle telecamere di Genova: il rendiconto voce per voce.
  3. Seguire Inchiesta civica su YouTube, dove escono i video con i documenti a schermo: il canale.

Passaparola, sapere è nostro diritto.

Sono le spese del mio ricorso al TAR sul contratto delle telecamere di Genova (Hafnia). Il rendiconto voce per voce. Puoi donare su Produzioni dal Basso, con bonifico o con PayPal.

Ti scrivo quando esce un’inchiesta o arriva una carta nuova. Solo allora, e ti cancelli con un clic.

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Legenda: sigle e parole tecniche

Aom. Sigla di Azienda ospedaliera metropolitana, negli atti «IRCCS AOM». L’azienda pubblica in cui, da gennaio 2026, stanno il San Martino e il Villa Scassi. Il direttore lo nomina la Regione, e la Regione la controlla.

Ats Liguria. L’azienda sanitaria unica della Liguria, nata dalle vecchie Asl.

Bollettino ufficiale della Regione (BURL). Il giornale ufficiale della Regione Liguria, dove si pubblicano le leggi regionali. Il numero di una legge si conosce quando esce lì.

Comando. Nel pubblico, è quando un dipendente di un ente va a lavorare per un altro ente, restando dipendente del primo. Per legge è «per tempo determinato e in via eccezionale» (d.P.R. 3/1957, art. 56).

Commissario straordinario. Al Galliera, oggi, la persona nominata dalla Regione per guidare l’ente: lo dicono il protocollo del 31 dicembre 2025 e la delibera del consiglio del Galliera n. 8 del 2026.

Comparto e dirigenza. Nella sanità pubblica i contratti sono due. Il comparto comprende infermieri, tecnici, oss e personale non dirigente; la dirigenza i medici e gli altri dirigenti. Ognuno ha i suoi fondi.

Condizione sospensiva. Una clausola per cui un contratto vale solo quando si verifica un fatto futuro e incerto (codice civile, art. 1353). Nella convenzione fra Aom e Galliera il fatto è la garanzia della Regione sulle perdite del 2024 e del 2025, entro il 31 dicembre 2026.

Consiglio di Stato. Il giudice d’appello delle sentenze dei TAR.

Convenzione. Un accordo scritto fra due enti per lavorare insieme. Quella fra Aom e Galliera, di marzo 2026, regola le attività messe in comune: nessuno dei due enti si fonde con l’altro, e ciascuno resta datore di lavoro dei suoi.

Corte dei conti. L’istituzione che controlla come gli enti pubblici usano il denaro pubblico. La sua sezione regionale ha esaminato i conti del Galliera.

Decreto Calabria. Il decreto-legge 30 aprile 2019, n. 35. All’articolo 11 ha previsto l’adeguamento dei fondi contrattuali del personale della sanità pubblica.

Emendamento. Una proposta di modifica a un disegno di legge, votata in aula.

Finanza di progetto. Un modo di costruire un’opera pubblica con un privato che la costruisce e poi si fa pagare dal pubblico, per esempio con un canone.

Fondi contrattuali integrativi. La parte dello stipendio che si aggiunge alla paga di base: indennità, incarichi, premi, straordinari.

Magistrato di Misericordia. Un’antica istituzione di carità genovese. Il suo priore siede di diritto nel consiglio del Galliera.

Mef. Sigla di Ministero dell’economia e delle finanze.

Monte salari. Quanto la Regione spende in stipendi: è la base su cui si calcola il 2%. Nella legge del 3 novembre 2026 è il monte salari regionale del 2018 (comunicato del Consiglio regionale).

Opera pia. Un’istituzione di beneficenza nata da un lascito privato, per assistere i poveri e i malati.

Oss. Sigla di operatori socio-sanitari: assistono le persone ricoverate nelle attività di ogni giorno.

Patto per la salute. L’accordo fra Stato e Regioni del 2019 (Intesa rep. 209/CSR). Permette alle Regioni con i conti in ordine, a certe condizioni, di mettere soldi propri nella contrattazione integrativa, fino al 2% del monte salari.

Perequazione. Rendere uguale, o più vicino, il trattamento economico e giuridico di lavoratori di enti diversi. Nel protocollo la Regione «s’impegna» a cercare gli strumenti per farlo (art. 8).

Privato accreditato. Una struttura privata a cui il servizio sanitario paga le prestazioni.

Protocollo d’intesa. Un accordo che fissa impegni e linee di lavoro fra due enti, da attuare poi con atti successivi. Quello del 31 dicembre 2025 fra Regione e Galliera vale fino alla convenzione con Aom.

TAR. Sigla di Tribunale amministrativo regionale: il giudice che decide le liti fra cittadini e pubblica amministrazione.

USB, Fp Cgil, Uil Fp, Cisl Fp. Sindacati. USB è l’Unione sindacale di base; Fp sta per Funzione pubblica, cioè le categorie dei dipendenti pubblici di Cgil, Uil e Cisl.